Come mai non è facile trovare gli alieni

28 Mag

La famosa Equazione di Drake resa celebre dalla cultura popolare indica le probabilità di incontrare degli alieni in grado di interagire col pianeta Terra. La domanda di Rubbia sugli alieni (se ci sono perché non ci hanno ancora contattato?) la dice lunga sulla difficoltà che abbiamo a farci raggiungere dagli extraterrestri.

In effetti nei film e nella narrativa essi vengono spesso rappresentati come appartenenti a civiltà decisamente più avanzate delle nostre, che ci battono in ogni tecnologia e per questo motivo ci hanno raggiunto. Ma ci sono dei grossi problemi concettuali che non sono facilmente risolvibili ne ipotizzando che noi siamo più avanzati, né che loro attraversino chissà quale condotto spazio-temporale per annullare le distanze.

Il primo problema è dato dallo spazio-tempo. Come dimostrato dalla teoria della relatività generale, spazio e tempo sono intimamente connessi. Questo significa che più lontano si va nello spazio, più indietro si va nel tempo. Se per ipotesi ci fossero degli alieni che captano i nostri segnali, distanti per esempio, 20 anni luce, essi mettendosi in contatto con noi alle velocità nostre non vedrebbero noi, ma quelli che eravamo milioni di anni fa. Molti milioni. Lo stesso paradosso succede a parti inverse: che possibilità abbiamo di contattare delle civiltà aliene che – nel migliore dei casi – riceverebbero il nostro segnale tra milioni di anni? In pratica saremmo nelle condizioni in cui si trovano i paleontologi e gli archeologi, che trovano dei fossili nei sedimenti e li interpretano, come se stessero parlando a loro. Questo scarto tra civiltà è l’ostacolo principale alla comunicazione tra mondi alieni. Anche viaggiando alla velocità della luce, la comunicazione sarebbe comunque sfasata nel tempo, ma comunque accettabile.

Non è un caso, infatti, che spesso che la fiction rappresenta gli alieni come essere in grado di rompere queste inevitabili leggi fisiche. Un altro grosso ostacolo è dato dal concetto stesso di vita. Ad esempio: noi siamo esseri viventi che dipendiamo in tutto e per tutto dal ciclo del carbonio. Respiriamo e ci nutriamo grazie alla presenza del carbonio, fondamentale nelle piante per produrre ossigeno. Eppure nel secolo scorso, gli scienziati hanno scoperto che nei fondali marini situati lungo la dorsale medio-atlantica, esistano tipi di vita basati su una chimica organica differente, che prescindono dall’ossigeno e dal calore del sole. Chi ci garantisce che le forme di vita aliena siano “leggibili” e “interpretabili” secondo il linguaggio della matematica. È possibile che in altri sistemi si creino condizioni per le quali la vita che si forma, è basata su un altro tipo di chimica e di biologia che ha sistemi di adattamento e di espressione differenti, talmente diversi, da non avere alcuna forma di mediazione e di comunicazione (barriera già presente, per esempio, tra animali e vegetali).

Insomma: cercare o essere trovati dagli alieni richiederebbe condizioni difficilmente verificabili.

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