La marijuana a scopo terapeutico

18 Ott

La Canapa indiana da cui si ricava la marijuana per uso medico e ricreativo è una pianta originaria dell’Asia centrale e occidentale, che viene principalmente coltivata in India, Medio Oriente e Africa settentrionale per produrre la nota droga. In Italia ci sono le condizioni per coltivarla con successo soprattutto al Sud, come si legge spesso nelle cronache.

La droga vera e propria è costituita dalle infiorescenze femminili e dalle brattee che avvolgono queste infiorescenze, che a loro volta sono munite di peli ricchi di resina. È la resina a contenere dei composti fenolici come il cannabinolo, che viene estratta per i suoi noti effetti.

La resina, gli estratti e le tinture di canapa indiana sono riconosciute nella farmacopea dei principali paesi come vere e proprie droghe. L’uso terapeutico come analgesico e sedativo è sempre stato avversato e limitato, anche se esistono oramai sufficienti dati medici per suggerire che in alcuni casi sia proprio necessaria (in malattie gravi che determinano spasmi o nausea per uso di farmaci da chemioterapia).

A seconda delle regioni da cui proviene la canapa indiana assume nomi differenti, così come il modo di preparazione. Ad esempio si chiama haschisch quando è ricavata dalle sommità fiorite, marijuana se è ottenuta mescolando la sommità femminile fiorita al tabacco.

L’uso della canapa indiana come eccitante è assai diffuso e risale a tempi molto remoti, soprattutto in Oriente e dà luogo a una certa dipendenza di tipo psichico e non fisico o fisiologico, perché la sostanza in sé non crea dipendenza. È sbagliato pertanto dire che dalla marijuana il passo agli oppioidi è semplice, perché non è così, si tratta di sostanze dall’effetto completamente diverso.

E in Italia? Il dibattito sull’uso terapeutico della marijuana da anni è bloccato dalle forze reazionarie che impediscono di affrontare il discorso in maniera seria. L’uso medico della marijuana nel nostro paese è legale, ma come si sa ad essere vietata è la produzione per scopo medico, come invece è avvenuto negli USA negli anni passati. In sostanza un agricoltore non può impiantare nemmeno a scopo medico piantagioni di canapa indiana, in ogni caso il nostro paese sta avviando delle produzioni circoscritte inerenti alla coltivazione a scopo terapeutico. Una produzione di stato insomma, regolarizzata e gestita in alcuni casi anche dalle regioni, che gestiscono da sé il sistema sanitario.

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