Lo scontro generazionale: quando gli anziani decidono per i giovani

13 Gen

Durante la Brexit è stato rilevato, perlomeno all’inizio, che a votare a favore dell’uscita dall’Unione Europea, sono stati principalmente gli anziani. Durante il referendum italiano, a votare NO contro le riforme, sono stati invece i giovani. Un dato molto contraddittorio che però ci permette di fare una riflessione. Le persone sopra i 70 anni dovrebbero ancora votare su decisioni che riguardano le generazioni future?

In teoria, sembrerebbe una posizione molto logica però equivale a introdurre una legge che sopprime gli over 70 per il semplice motivo che sono un peso per la società e non sono più produttivi, è – a tutti gli effetti – una disposizione eugenetica.

Fin da quando l’uomo è apparso sulla Terra si è evoluto attraverso la socialità. Prima di introdurre le cure e soprattutto prima dell’arrivo dei farmaci antivirali e degli antibiotici, arrivare a un’età avanzata era molto complicato. Ma non bisogna farsi ingannare. Prima degli anni venti, essere cinquantenni significava essere anziani. Ma c’è un dato ancora più interessante: in molte delle assemblee di consiglieri e decisionali delle antiche civiltà, gli anziani erano considerati rilevanti per la loro esperienza. Nell’antica Roma, per esempio, il Senato era letteralmente un’assemblea di anziani che deteneva il potere massimo. Basta rileggere la Bibbia per scoprire quanto il collegio degli anziani sacerdoti siano influenti. Ma anche nella letteratura: Gandalf è anziano e saggio, è padrone di molti saperi e di molte arti.

È vero che viviamo – soprattutto in Europa occidentale – in società molto particolari, nelle quali gli anziani, paradossalmente hanno molti più diritti dei giovani (che lavorano per assicurare loro una pensione in pronta cassa). C’è uno scontro generazionale latente: i giovani hanno molti meno diritti e molta meno protezione degli anziani, in una corsa all’incontrario, che non promette nulla di buono. Però il diritto di voto non è un privilegio che può essere levato o concesso a seconda dei periodi storici. Non in società avanzate come le nostre, quelle occidentali, nelle quali consideriamo la democrazia un punto basilare della nostra convivenza.

Peraltro è diffusa la convinzione che i Millennials, benché molto più svegli e reattivi dei loro coetanei di 30 anni fa, siano in qualche modo meno acculturati, forse perché meno imbevuti di una formazione classica e umanista, rispetto ai loro genitori. In casi come la Brexit o il referendum italiano, in tanti hanno votato senza conoscere le conseguenze del loro voto. Nè dalla parte del SI, né dalla parte del NO.

La democrazia si regge anche sull’informazione e sulla capacità degli individui chiamati a esprimere il loro parere, di formarsi una coscienza critica. In questo senso gli anziani possono aver ragione a lamentare il fatto che i giovani di oggi si costruiscono una coscienza critica sul web ancorché su testi accademici, come succedeva a loro. L’informazione critica, il libero pensiero (non quello complottasti o ricavato da blog privi di ogni senso) sono alla base della democrazia. Averlo, a qualunque età, rappresenta un sollievo per società che vedono in prospettiva un delicato scontro generazionale tra chi ha diritti e chi ha solo doveri.

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