Lou Reed: il poeta maledetto del rock

1 Mar

Lou Reed è stato un cantante, poeta, chitarrista e autore rock ameicano, proveniente dall’area di New York. Nato da una famiglia borghese di origine ebrea, Louis Alan Reed inizia a suonare il rock and roll insieme ai compagni di liceo, frequentando gli studi umanistici. Laureatosi pubblica delle poesie sulla rivista americana Fusion e nel 1965, in piena beat era, insieme a John Cale fonda il gruppo dei Velvet Underground. La band diventa immediatamente il centro propulsore del Greenwich Village, il quartiere di New York più sensibile ai movimenti giovanili e alle espressioni artistiche, soprattutto di quella sonora, alternativa controcultura che stava iniziando a dilagare in tutta l’America. Vengono subiti notati dall’artista pop Andy Warhol, pioniere della pop art, che li produce e disegna la copertina del loro primo album, intitolato “Velvet Underground and Nico”, in cui canta l’ex modella tedesca Nico. Dapprima è John Cale, poi anche Lou Reed lascia i Velvet Underground dedicandosi ai progetti solisti, mentre la band dà l’addio alle scene nel 1973.

Dal 1970 trascorrono due anni di silenzioso ripensamento prima che Lou Reed si dedichi completamente alla sua carriera da musicista. Si trasferisce a Londra e dopo aver registrato un disco col suo nome, sotto la produzione artistica del suo mentore David Bowie, realizza il fondamentale Transformer (1973): un successo di vendite grazie anche al singolo Walk On The Wild Side, che lo proietta in cima alle classifiche di tutto il mondo. la canzone diviene immediatamente un vero e proprio inno generazionale e permette a Lou Reed di acquistare consapevolezza dei propri mezzi espressivi, riuscendo a costruirsi un’aura leggendaria, quasi da suburbano poeta della metropoli, che si rivolge a un popolo di disagiati, con una forma poetica alternativa, pura, intrisa di realismo. Diventa il vessillo della generazione glam rock che vede in lui e in David Bowie gli interpreti di una realtà alternativa, in qualche modo spaventosa, mai conoscibile propriamente e incline alla mutazione, spesso anche genetica, di forma e di specie. Giocando proprio con il suo personaggio Reed riesce a caricare di ambiguità la sua musica, che spesso riflette anche un atteggiamento volutamente dandy, peccaminoso, non privo di una venatura commerciale e di autocompiacimento, ma che non è mai fine a sé stesso, in quanto si riflette con puntualità nella qualità delle liriche e della musica.

Il tour mondiale che segue lo porta a un rock più duro ed essenziale, che trova il punto di completamento nella rivisitazione di alcuni dei cavalli di battaglia dell’era Velvet, come Sweet Jane. Dopo aver sperimentato nuove sonorità con esiti non del tutto convincenti, Reed torna alla melodia pura, che è quello che gli riesce meglio. Il periodo tra gli anni settanta e ottanta è però marchiato a fuoco dalla sua fama di poeta maledetto e da gravi problemi con la droga.

Nel 1982 l’album The Blue Mask lo riporta al centro della scena, mentre nel 1989 esce New York, dedicato alla sua città. Dopo essersi riavvicinato a John Cale per salutare l’amico scomparso Warhol, Lou Reed riunisce nientemeno che i Velvet Underground, per una tournée mondiale che ne consacra lo status di icona del rock, e la pubblicazione di un doppio live, che permette di riscoprire alcune perle del passato come “Heroin”, “Femme Fatale”. Bizzarra l’operazione di pubblicare un album insieme ai Metallica, prima della sua morte avvenuta nel 2013 per un tumore. Tra le sue canzoni rimangono opere poetiche di indubbio valore, discese negli inferi dell’animo umano, con un senso unico della rappresentazione e una mai sconfitta volontà artistica.

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