wordpress

La magia del Salento

Probabilmente moltissimi turisti appassionati di mare, spiagge e del sano divertimento hanno sentito già parlare di Gallipoli e delle sue bellezze. Questo piccolo centro situato nella provincia di Lecce, è diventata col tempo una famosa ed apprezzata meta turistica, soprattutto grazie al suo paesaggio e ed alle sue coste, che sono tipici della macchia mediterranea.

La tradizione indica come il nome deriva dal greco Kalè e Polis che significa città bella. Fondamentalmente la cittadina è divisa nel borgo antico e nel borgo nuovo. Il centro storico di Gallipoli lo si può paragonare ad una piccola isola che docilmente si adagia sul mare e che si collega alla città nuova, attraverso un imponente ponte in muratura. La parte vecchia è assolutamente imperdibile in quanto ricca di chiese in stile barocco e di palazzi antichi; questa parte di Gallipoli fu costruita dai greci come un labirinto nel quale le strade tendono ad incrociarsi tra loro, segnando particolari percorsi che conducono alle mura che danno sul caratteristico porto.

Nel centro storico esiste una piccola spiaggia alla quale si può accedere tramite delle scale che collegano il centro con il porto turistico; il suo nome è Spiaggia della Purità dalla Chiesa che sovrasta la spiaggia stessa. All’interno della chiesa è possibile ammirare la preziosa statua di Santa Cristina, patrona della città, che viene festeggiata in grande stile il 24 luglio. Oltre che per le tradizioni e la storia, Gallipoli è conosciuta per i suoi celebri litorali; sono due, uno a nord e l’altro a sud, nei quali si trovano i più importanti stabilimento balneari. Il litorale a sud collega Gallipoli e Santa Maria di Leuca e ad eccezione del primo tratto, qui si può ammirare una riviera quasi esclusivamente sabbiosa.

Gallipoli è una città che offre ai propri visitatori una grande proposta di strutture nelle quali soggiornare durante le proprie vacanze. E’ possibile scegliere tra hotel più o meno economici, B&B e ben tre campeggi attrezzati di tutti i comfort. La morfologia della città, invita il turista a noleggiare con entusiasmo la bicicletta o lo scooter, mezzi perfetti per raggiungere in pochi minuti la spiaggia preferita ed il centro storico.

La cucina sembra studiata a tavolino per gli appassionati di pesce e se passate per Gallipoli non potete rinunciare ad assaggiare la prelibatezza locale, ovvero il riccio di mare, al quale la cittadina ha pure dedicato un monumento. Alloggi, punti di ristoro ed itinerari esclusivi li potete trovare sulle guide internet dedicate a questa magnifica terra, come ad esempio i siti istituzionali dedicati al turismo.

Il carnevale, la festa in cui ci si diverte

Il carnevale indica il periodo di tripudio e di feste precedente la Quaresima. Ma secondo quella che è la più sicura etimologia del termine (carnem levare), dovrebbe indicare il primo giorno della Quaresima, periodo notoriamente dedicato al digiuno dalle carni. Il carnevale, in ogni modo, è stato comunque cronologicamente collocato nel calendario liturgico, in dipendenza diretta di una prescrizione di tipo ecclesiastico, tra l’Epifania e le Ceneri. Il martedì grasso, come noto, precede il mercoledì delle ceneri; nel rito ambrosiano, iniziandosi la Quaresima alla quadragesima, esso ha un periodo supplementare, che volgarmente viene definito Carnevalone e che si estende al sabato precedente la prima domenica di Quaresima, cioè a quello immediatamente successivo al martedì grasso. Mentre è carnevale pieno il sabato che intercorre tra il Giovedì grasso e il martedì prima delle Ceneri. La data di inizio dipende molto dal calendario folkloristico delle diverse zone d’Italia. Queste variazioni della data di inizio sono importanti, non tanto per la classificazione descrittiva dei diversi elementi folkloristici componenti la festa di Carnevale, i quali si concentrano tutti e ovunque in modo quasi omogeneo, di preferenza nei giorni di giovedì grasso, domenica, lunedì e martedì vigilia delle Ceneri, quanto per la loro interpretazione storica ed etnografica, perché ci indicano l’accordo sostanziale tra cicli cerimoniali di epoche e località diverse, e nel caso specifico ci fanno identificare il Carnevale con uno dei periodi di festa e di licenza che si incontrano presso tutti i popoli del mondo e di cui i Saturnali offrono l’esempio classico più conosciuto.

Benché l’eccesso sembra essere diventato un tratto distintivo della nostra epoca, nella quale si allentano i controlli parentali e si giustifica anche il non giustificabile, i festeggiamenti non hanno più la valenza di un tempo, anche se in parecchi luoghi le tradizioni vengono gelosamente conservate e portate avanti da comitati e associazioni di cittadini, amministrazioni, artisti e artigiani. Tra le manifestazioni di questo tipo, che risultano molto seguite e con un’ampia copertura mediatica, amplificata dal web e dai social network, ci sono sicuramente il Carnevale di Viareggio, di Venezia, di Ivrea, Sanremo e fuori dal nostro paese Nizza e Rio de Janeiro, con la celebre sfilata delle scuole di samba.

In Italia, nelle nostre manifestazioni, per la loro peculiarità, appare fuori di dubbio il collegamento con il rito dei Saturnali, così anche nei paesi neolatini europei. Ma nel Carnevale si può dire che sono venuti a unirsi, a coincidere insieme a queste antiche usanze, dei riti agrari di purificazione e propiziazione, tipici del mondo primitivo, connessi con le feste che segnano l’inizio di un ciclo annuale o stagionale e ispirati al bisogno naturale di rinnovarsi periodicamente, mediante la cacciata del male, anche in senso metaforico, comprendendo in esso tanto i malanni, quanto i peccati, accumulatosi durante il ciclo precedente e l’inizio di una nuova fase che tende appunto a confluire nel periodo di meditazione più intenso del calendario liturgico. Il Carnevale, per questo motivo, come ogni altra festa iniziatica, si compone di due riti: uno di eliminazione delle scorie del vecchio ciclo e uno di propiziazione da cui scaturiscono corrispondenti forme drammatiche, di rappresentazione scenica (emblematico è il rogo di re Carnevale, in talune manifestazioni, un grande falò purificatore finale. In Sardegna è chiamato Giorgio, in Puglia Paulini, et cet.).

Tante sono le manifestazioni carnevalesche in giro per l’Italia, ciascuna con una propria specificità, anche se non mancano assonanze tra varie zone geografiche. La partecipazione del pubblico alle sfilate coi carri tematici è ampia e diversificata: accoglie turisti da altre parti di Italia e anche dall’estero, soprattutto nelle manifestazioni più famose, come quella di Venezia o di Viareggio, quest’ultima contraddistinta da un tratto goliardico e di satira politica ripreso anche da altre parti. Anche i piccoli comuni mettono su un programma di canti, musica e balli con parate a tema, nelle quali è d’obbligo scegliere un particolare costume di carnevale. In genere si tratta di festeggiamenti che mantengono un sano profilo di goliardia e messa in scena, ma ci sono esempi di festeggiamenti particolari, come la battaglia delle arance di Ivrea, caso praticamente unico nel suo genere. Oppure il fastoso carnevale di Cento, tra i migliori nel nostro paese.

Lou Reed: il poeta maledetto del rock

Lou Reed è stato un cantante, poeta, chitarrista e autore rock ameicano, proveniente dall’area di New York. Nato da una famiglia borghese di origine ebrea, Louis Alan Reed inizia a suonare il rock and roll insieme ai compagni di liceo, frequentando gli studi umanistici. Laureatosi pubblica delle poesie sulla rivista americana Fusion e nel 1965, in piena beat era, insieme a John Cale fonda il gruppo dei Velvet Underground. La band diventa immediatamente il centro propulsore del Greenwich Village, il quartiere di New York più sensibile ai movimenti giovanili e alle espressioni artistiche, soprattutto di quella sonora, alternativa controcultura che stava iniziando a dilagare in tutta l’America. Vengono subiti notati dall’artista pop Andy Warhol, pioniere della pop art, che li produce e disegna la copertina del loro primo album, intitolato “Velvet Underground and Nico”, in cui canta l’ex modella tedesca Nico. Dapprima è John Cale, poi anche Lou Reed lascia i Velvet Underground dedicandosi ai progetti solisti, mentre la band dà l’addio alle scene nel 1973.

Dal 1970 trascorrono due anni di silenzioso ripensamento prima che Lou Reed si dedichi completamente alla sua carriera da musicista. Si trasferisce a Londra e dopo aver registrato un disco col suo nome, sotto la produzione artistica del suo mentore David Bowie, realizza il fondamentale Transformer (1973): un successo di vendite grazie anche al singolo Walk On The Wild Side, che lo proietta in cima alle classifiche di tutto il mondo. la canzone diviene immediatamente un vero e proprio inno generazionale e permette a Lou Reed di acquistare consapevolezza dei propri mezzi espressivi, riuscendo a costruirsi un’aura leggendaria, quasi da suburbano poeta della metropoli, che si rivolge a un popolo di disagiati, con una forma poetica alternativa, pura, intrisa di realismo. Diventa il vessillo della generazione glam rock che vede in lui e in David Bowie gli interpreti di una realtà alternativa, in qualche modo spaventosa, mai conoscibile propriamente e incline alla mutazione, spesso anche genetica, di forma e di specie. Giocando proprio con il suo personaggio Reed riesce a caricare di ambiguità la sua musica, che spesso riflette anche un atteggiamento volutamente dandy, peccaminoso, non privo di una venatura commerciale e di autocompiacimento, ma che non è mai fine a sé stesso, in quanto si riflette con puntualità nella qualità delle liriche e della musica.

Il tour mondiale che segue lo porta a un rock più duro ed essenziale, che trova il punto di completamento nella rivisitazione di alcuni dei cavalli di battaglia dell’era Velvet, come Sweet Jane. Dopo aver sperimentato nuove sonorità con esiti non del tutto convincenti, Reed torna alla melodia pura, che è quello che gli riesce meglio. Il periodo tra gli anni settanta e ottanta è però marchiato a fuoco dalla sua fama di poeta maledetto e da gravi problemi con la droga.

Nel 1982 l’album The Blue Mask lo riporta al centro della scena, mentre nel 1989 esce New York, dedicato alla sua città. Dopo essersi riavvicinato a John Cale per salutare l’amico scomparso Warhol, Lou Reed riunisce nientemeno che i Velvet Underground, per una tournée mondiale che ne consacra lo status di icona del rock, e la pubblicazione di un doppio live, che permette di riscoprire alcune perle del passato come “Heroin”, “Femme Fatale”. Bizzarra l’operazione di pubblicare un album insieme ai Metallica, prima della sua morte avvenuta nel 2013 per un tumore. Tra le sue canzoni rimangono opere poetiche di indubbio valore, discese negli inferi dell’animo umano, con un senso unico della rappresentazione e una mai sconfitta volontà artistica.

Quali sono le abilità sociali di una persona

Le abilità sociali sono quelle competenze e qualità di cui è in possesso una persona, che ha una forte propensione a comunicare, diffondere messaggi, farsi apprezzare, essere persuasiva e coltivare nuove amicizie. Le abilità sociali comprendono tanto le forme verbali, quanto quelle non verbali della comunicazione, e possono essere differenti da una cultura all’altra. Queste abilità sono spesso decisive per modellare lo status di una persona, e sono decisive quando si fanno nuove amicizie e si creano nuovi rapporti, oppure sul lato professionale si cerca una persona che occupi un ruolo specifico. Per questo motivo negli ultimi anni sono nati come funghi corsi per gestire al meglio le proprie capacità comunicative, migliorarle e renderle un’arma efficace per migliorare la propria vita sociale, affettiva, familiare e soprattutto professionale. L’opposto è l’inettitudine sociale, l’incapacità cioè di creare rapporti, ma soprattutto di comunicare in modo da generare attenzione presso di sé, ostacolando la propria crescita personale e professionale.

Nella maggior parte dei paesi di lingua inglese e latina, le abilità sociali sono considerate quelle verbali e non verbali, comprendendo nelle seconde i messaggi che trasmettiamo con il linguaggio del corpo. Tra quelli verbali vengono incluse le capacità di determinare il cambiamento di giudizio a seguito della propria presa di posizione e comprendono oltre alla qualità oratoria (che si identifica nella scelta delle parole corrette, anche a livello emozionale, entro un ampio bagaglio lessicale) fino a quella propriamente vocale, avere un tono di voce suadente, profondo, in grado di farsi apprezzare e smuovere una corda emozionale. In un certo senso queste capacità si riassumono in ciò che una persona dice e in come lo dice.

Le persone con buone capacità verbali hanno sempre fatto carriera, fintanto che la cultura umanistica era preponderante. Ad esempio, la figura dell’Azzeccagarbugli è proverbiale del modo di fare degli avvocati, ma indica anche l’esatto momento in cui la capacità verbale si contorce eppure serve a coltivare con successo una professione. Il tono della voce viene considerato fondamentale: chi ha una voce stridula, troppo acuta, spesso si sente insicuro e inizia ad avere dei dubbi circa le proprie capacità persuasive, ma soprattutto a contare è la scelta delle parole. Chi utilizza un modo noioso, trito, ripetitivo, poco ricco di significati e di variazioni lessicali non piacerà mai alle persone, anche se ha un linguaggio semplice. Ad esempio, Giulio Cesare era considerato un grande oratore, ma faceva della semplicità il suo punto di forza. Obama è considerato un grande oratore: il modo in cui si pone davanti alla platea è considerato estremamente persuasivo. In genere il buon oratore riesce a farsi ascoltare anche quando recita un bugiardino. Tra le qualità sociali più apprezzate, che rientrano nelle armi di chi è dotato a livello sociale, c’è senza dubbio quella di saper ascoltare. Un grande parlatore, un ottimo comunicatore è prima di tutto un bravo ascoltatore. Spesso invece chi ha disturbi d’ansia, crisi di panico e paura del pubblico deve prima risolvere questo problema per scoprire le proprie capacità: l’insicurezza dipende da vari motivi, come i disturbi del linguaggio non corretti durante l’età scolare che oggi invece vengono facilmente riconosciuti, grazie all’ausilio di specialisti del settore (logopedisti), che infondono sicurezza ai soggetti, rendendoli più sicuri delle proprie capacità.

La plastica, un materiale rivoluzionario

La plastica, un materiale miracoloso con il quale costruiamo un’infinità di oggetti. La sua pervasività è diventata talmente alta che oggi ha un connotato quanto mai negativo (labbra di plastica, partito di plastica) come a non indicare una cosa finta, artefatta, di scarsa qualità. Invece la plastica è uno dei miracoli della civiltà industriale, un segnale dell’alto sfruttamento del petrolio e degli effetti che ha sulla nostra vita quotidiana. Provata a immaginare come sarebbe il mondo oggi senza la plastica, torneremmo a livello pre-industriali. Molto tempo fa, l’immagine quotidiana di noi stessi che utilizziamo la plastica ogni giorno, senza quanti rendercene conto, non sarebbe stata immaginabile. Non c’erano supermercati come ci sono oggi, le bevande e gli alimenti che consumiamo, in genere conservati in confezioni di plastica, erano utilizzati freschi in contenitori di terra, vetro o metallo.

La storia della plastica risale al 1862, quando Alexander Parkes ha dimostrato l’utilità del suo prodotto (parkesine) alla Grande Esposizione Universale di Londra dello stesso anno. Questo materiale creato dalla cellulosa organica poteva essere modellato, riscaldato e raffreddato a piacimento, mantenendo la forma data. Il secondo passo fu la creazione della celluloide, famosa per essere usata nelle riprese cinematografiche, ricavata da un combinato di cellulosa organica e canfora. Un vero progresso ci fu nel 1907, quando Leo Hendrik Baekeland commercializzò la prima plastica sintetica, chiamandola bachelite, che era molto più facile del nome chimico. La bachelite era il primo esempio di polimero chimico ricavato dal fenolo, un composito aromatico ricavato dal benzene (un idrocarburo naturale costituente del petrolio, sintetizzato con altri composti del greggio).

Prima dell’invenzione della plastica, molti prodotti erano limitati a causa delle riserve di materie prime come il legno, il vetro, la ceramica, l’argilla o la gomma. L’invenzione della plastica ha di fatto eliminato questo limito dando la stura alla produzione in serie di massa. Parti di automobili, telefoni, utensili da cucina, manufatti e strumenti hanno invaso le case di tutti, diventando gli oggetti più naturali con i quali avere a che fare.

Quasi ogni settore ha risentito in modo positivo dell’invenzione della plastica. Il campo della medicina ha conosciuto degli avanzamenti straordinari, che hanno introdotto dei supporti di vitale importanza nel campo delle vaccinazioni e delle radiografie. Anche l’industria dell’abbigliamento, grazie alla creazione delle fibra artificiali, ha visto uno sviluppo inatteso con il nylon. Le materie plastiche più diffuse sono il vinile, il polistirolo e il PVC.